Il venture capital inclusivo rappresenta oggi una strategia controcorrente nel panorama della Silicon Valley. Mentre gran parte dell’ecosistema tech insegue mega-round e deal miliardari nell’intelligenza artificiale, Stacy Brown-Philpot ha lanciato Cherryrock Capital con una missione diversa: finanziare founder sistematicamente trascurati dai fondi tradizionali.
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Venture capital inclusivo: la visione di Cherryrock Capital

Inoltre, l’ex CEO di TaskRabbit e veterana di Google con oltre dieci anni di esperienza ha fondato Cherryrock Capital un anno fa, dopo aver identificato un gap persistente nell’accesso ai finanziamenti. Di conseguenza, il fondo si concentra su investimenti Series A e B in aziende software guidate da “imprenditori sottoinvestiti”, come li definisce Brown-Philpot.
“Quando ho lasciato TaskRabbit, ho preso tempo per capire quale fosse il prossimo passo”, ha spiegato a TechCrunch. “Ho visto questo gap nel mercato: l’accesso al capitale, in particolare per gli imprenditori sottoinvestiti.” Peraltro, il suo piano originale risale a 25 anni fa, quando arrivò nella Bay Area con l’obiettivo di diventare venture capitalist, tema centrale del suo essay per la Stanford Business School.
Un approccio selettivo contro la frenesia dei mega-deal
Tuttavia, Cherryrock Capital adotta una strategia radicalmente diversa dai fondi seed che moltiplicano le scommesse o dai giganti che scrivono assegni a nove cifre. Il primo fondo, chiuso nel febbraio 2025, punta a realizzare tra 12 e 15 investimenti totali. Analogamente, questo approccio concentrato contrasta con la corsa al deployment rapido che caratterizza molti VC contemporanei.
In particolare, dopo un anno dall’annuncio del fondo, Brown-Philpot e il suo team – che include la co-founder Saydeah Howard, con nove anni di esperienza in IVP – hanno completato solo cinque investimenti. Nonostante ciò, la pipeline conta già oltre 2.000 aziende candidate, segno di una domanda repressa nel mercato del venture capital inclusivo.
Le caratteristiche del modello Cherryrock
- Investimenti mirati in Series A e B
- Focus su founder con product-market fit dimostrato
- Portfolio concentrato di 12-15 aziende
- Deployment graduale e selettivo
- Supporto operativo basato su esperienza diretta
Il contesto politico e la nuova legge californiana
Ciononostante, il clima politico attuale ha reso controverso il tema della diversity nel venture capital. Eppure, Brown-Philpot rimane pragmatica: “Non cambia affatto il pitch”, ha dichiarato. “Gli investitori che hanno scelto di sostenere Cherryrock, come JPMorgan e Bank of America, sono istituzioni finanziarie che si aspettano di generare rendimenti.”
Inoltre, la nuova legge californiana sulla diversity reporting richiede ai fondi VC con presenza nello stato di rendicontare dati demografici sui team fondatori del portfolio. Di conseguenza, per un fondo come Cherryrock che già traccia questi dati, la compliance rappresenta semplicemente “table stakes”, come sottolinea Brown-Philpot. “Si ottiene ciò che si misura.”
Il portfolio: esempi di venture capital inclusivo in azione
Ad esempio, tra gli investimenti di Cherryrock figura Coactive AI, guidata da Cody Coleman, laureato MIT con dottorati in filosofia e ingegneria. Pertanto, l’azienda fornisce infrastrutture AI multimodali al settore media ed entertainment. Cherryrock ha guidato il Series B insieme a Emerson Collective.
Successivamente, un’altra scommessa significativa è Vitable Health, fondata da Joseph Kitonga, Thiel Fellow e alumni di Y Combinator. Nello specifico, la startup di Philadelphia offre assicurazioni sanitarie on-demand basate su cure primarie per datori di lavoro e lavoratori a ore. “È esattamente il tipo di founder che vogliamo sostenere”, ha affermato Brown-Philpot. “Fa ciò che dice di fare.”
Realismo sulle exit e filosofia operativa
Allo stesso modo, Brown-Philpot mantiene un approccio pragmatico sulle strategie di uscita. “È molto difficile quotarsi in borsa”, ha osservato. “La maggior parte delle aziende non si quota, viene acquisita.” Come risultato, questa onestà contrasta con le promesse eccessive di IPO che caratterizzano molti pitch VC. Per illustrare il punto, cita l’acquisizione di TaskRabbit da parte di IKEA come esempio di exit di successo.
In conclusione, per il 2026 la priorità rimane chiara: “Stiamo attivamente investendo capitale”, ha dichiarato. Ecco perché cerca aziende Series A e B che abbiano raggiunto product-market fit su scala, lasciando ai founder la definizione di cosa significhi. Infine, mentre l’ecosistema VC dibatte sul futuro delle iniziative di diversity, Brown-Philpot si concentra su un obiettivo semplice: trovare grandi founder, ovunque si trovino.
“Vengo da Detroit”, conclude. “Le cose difficili sono difficili, ma sappiamo come affrontarle.” Questo approccio al venture capital inclusivo potrebbe rappresentare non solo una scelta etica, ma anche una strategia vincente in un mercato che troppo spesso ignora talenti straordinari.








